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Messaggio di "2014" luglio

Kit Arduino e grafica 3D: i campi scuola dei nativi digitali

Si diffondono in Italia i «digital camp», settimane estive di gioco, programmazione ed elettronica per imparare a creare da soli la propria macchina elettrica o un cartone animato.

Computer grafica e kit Arduino. Se i «campi scuola», quelle settimane estive di fuga dalla famiglia con gli amichetti del quartiere, una volta si facevano solo in montagna, organizzati dalla parrocchia e dal Comune, ecco ora avanzare in tutta Italia i digital camp che affiancano allo svago e al gioco anche elettronica e programmazione. Ecco cosa succede all'interno di uno di essi a Digital Accademia, a Roncade, in Provincia di Treviso.


Qui i bambini più grandicelli dai 10 ai 14 anni imparano ad utilizzare il kit Arduino per creare da soli la propria macchinetta elettrica e apprendere i principi della programmazione. Un modo anche per renderli più consapevoli del mondo nel quale sono immersi.


Per i bambini dai 5 ai 10 anni invece Big Rock insegna i principi della grafica 3D: in questo modo bimbi anche piccolissimi possono dar libero sfogo alla creatività provando a realizzare da soli quei cartoni animati che tanto li appassionano.

La dermatite atopica dei bambini cambia nome (e terapie)

Si chiamerà «eczema costituzionale» perché dipende da un’alterazione della funzione di barriera della cute e non dalle allergie, che ne sono una conseguenza.

Negli ultimi anni la dermatite atopica nei bambini è letteralmente “esplosa”: secondo le stime la frequenza è più che raddoppiata in trent’anni, addirittura triplicata nelle aeree maggiormente industrializzate. Così oggi sono circa un milione i bimbi italiani alle prese con la pelle che si arrossa e prude: il 20-30 per cento delle visite dal pediatra è dovuto a problemi cutanei, per lo più proprio per una dermatite atopica. Che però sembra destinata a cambiare nome divenendo “eczema costituzionale”, come hanno spiegato i pediatri riuniti per l’International Pediatric Workshop di San Pietroburgo, promosso dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza Paidòss.

Dermatite

Il problema è genetico

«Negli ultimi tempi, anche rianalizzando i dati degli studi scientifici più recenti, abbiamo capito che il fulcro del problema è la pelle stessa e non l’allergia, che finora abbiamo sempre ritenuto al centro del processo che porta alla dermatite atopica - spiega Giuseppe Mele, presidente Paidòss -. Non a caso spesso, quando si vanno a fare le prove allergiche agli allergeni più comuni, dal latte al pelo di animale, dai pollini alla polvere, nei piccoli con dermatite non si trova niente. Il disturbo, infatti, è “costituzionale”, ereditario: è la cute a essere al centro di un processo infiammatorio, per una predisposizione insita nei geni che poi porta a rispondere ad agenti fisici irritativi». Infatti se un genitore ha una manifestazione atopica nel 60 per cento dei casi potrà esserne affetto anche il figlio, percentuale che aumenta fino all’80 per cento se entrambi i genitori hanno la patologia, mentre in una famiglia non atopica la probabilità che ne venga colpito il bambino è di circa il 20 per cento.

Serve un approccio diverso

Questa diversa prospettiva cambia non poco le carte in tavola: per molto tempo, credendo che alla base della dermatite vi fossero allergie che non si riuscivano a riconoscere, i bambini con questo disturbo sono stati messi a dieta eliminando latte, uova o altri cibi spesso allergizzanti senza però ottenere risultati. La pelle atopica invece “nasce” così, con una funzione di barriera alterata che lascia passare gli allergeni favorendo così la comparsa di allergie che sono la conseguenza e non la causa del problema cutaneo: il contrario di quanto si pensava in passato, per cui i test allergici non servono, occorre piuttosto ripristinare e proteggere la funzione di barriera della cute. «No quindi a esclusioni alimentari, sì all’utilizzo di prodotti emollienti per uso locale non cortisonici, finora considerati solo complementari alla terapia», osserva Mele. A settembre, durante il primo Forum internazionale di Paidòss che si terrà a Napoli, saranno presentate le prime linee guida italiane sull’eczema costituzionale; nel frattempo le linee guida europee dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI), oltre a raccomandare di evitare ciò che può irritare la pelle (come detergenti forti, profumi e prodotti per l’igiene personale che contengono alcol, indumenti in lana o fibre sintetiche), sottolineano con forza che non esiste una dieta “approvata” per la dermatite atopica: le restrizioni dietetiche sono raccomandate se è solo se sia stata posta un’effettiva diagnosi di allergia alimentare. In tutti gli altri casi togliere cibi potenzialmente pericolosi non metterebbe al riparo dalla dermatite e potrebbe anzi esporre a carenze nutrizionali. La buona notizia? Spesso basta avere solo un po’ di pazienza: crescendo la maggioranza dei casi si risolve, tanto che la dermatite atopica riguarda solo l’1-3 per cento della popolazione adulta.

Bambini, il 40% delle intossicazioni è causato da farmaci (degli adulti)

È fondamentale conservare i medicinali lontano dalla portata dei bimbi, e questo anche se, nella maggioranza dei casi, la cosa si risolve senza grossi problemi.

Colorati e allegri come caramelle, attirano la curiosità dei più piccini. «Non è un caso che il 40% delle intossicazioni che si verificano nei bimbi in casa sia dovuto proprio ai farmaci. E spesso i bambini sono così piccoli che non è possibile interrogarli per ricostruire l’accaduto. È fondamentale conservare i medicinali lontano dalla portata dei bimbi, e questo anche se, nella maggioranza dei casi, per fortuna, la cosa si risolve senza grossi problemi». Lo spiega Marco Marano, responsabile del Centro antiveleni dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dopo l’episodio del bambino di 5 anni morto nel Trapanese per aver ingerito, a quanto sembra, i medicinali anti-psicotici prescritti alla mamma.

I farmaci più pericolosi

«I bimbi piccoli, appena possono camminare, esplorano la casa. La buona notizia - prosegue l’esperto, responsabile di un Centro che riceve circa 500 chiamate l’anno - è che, nella maggioranza dei casi, i problemi sono minori: su cento bimbi che arrivano in pronto soccorso con una sospetta intossicazione, una grossa fetta viene visitata e poi mandata a casa, una parte resta in osservazione e solo il 5% finisce in terapia intensiva». Ma il problema non arriva solo dal medicinale assunto per errore. «Talvolta il dosaggio nei bimbi può creare problemi, o si possono verificare reazioni avverse. In ogni caso i medicinali più pericolosi sono quelli neuroattivi, come antiepilettici o anti-psicotici per adulti» conclude Marano.

(Fonte: Adnkronos Salute)

Le future mamme diventano sempre più digitali

Le future mamme diventano sempre più digitali, forse anche troppo. Per fugare dubbi e chiedere informazioni, infatti, le donne ricorrono sempre più spesso ricorrono a Google.

E’ quanto emerge da uno studio della Penn State University, secondo cui la pratica di chiedere informazioni su Internet fra le donne in attesa di un figlio è molto più diffusa di quanto non si creda.

“Abbiamo scoperto che le donne che aspettano il primo figlio sono turbate all’idea che la prima visita prenatale arrivi non prima delle otto settimane di gravidanza – spiega Jennifer Kraschnewski, autrice della ricerca – Queste donne riferiscono di usare Google e altri motori di ricerca proprio per avere risposte alle loro domande e per chiare i dubbi prima della visita dal medico”.

Non solo. Anche dopo il primo controllo, le future mamme tornano su Internet e si concentrano su motori di ricerca e social media per trovare risposte soddisfacenti. Il team ha condotto quattro focus group su 17 donne incinte, tutte proprietarie di uno smartphone.

I risultati, descritti sul “Journal of Medical Internet Reasearch”, mostrano che per molte donne le indicazioni e i materiali, libri inclusi, consigliati dal medico o dal centro di ginecologia scelto sono ormai datati.

Tutte, dunque, preferirebbero altri mezzi, più tecnologici e smart, per chiarire dubbi e incertezze, anche se le stesse pazienti lamentano qualche imprecisione nelle informazioni ottenute sul web. Ecco perché, dicono i ricercatori, è importante che ciò che appare su internet sia validato.

Uno studio del 2008, però, ha dimostrato che sui milioni di siti che appaiono cercando parole relative a parto e gravidanza, meno del 4% era creato o sponsorizzato da società mediche.