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Messaggio di "2014" marzo

Helicobacter pylori come causa di disturbi della gravidanza

Studio italiano dimostra che il batterio non colpisce solo lo stomaco

L'Helicobacter Pylori è responsabile non solo di ulcera e gastrite ma anche di altre malattie ed ha un collegamento con diversi disturbi che possono emergere durante la gravidanza. A rilevarlo uno studio dal titolo “Helicobacter pylori and pregnancy-related disorders”, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale World Journal of Gastroenterology, condotto dalla professoressa Todros (Direttore di Ginecologia ed Ostetricia 2 universitaria dell'ospedale Sant'Anna della Città della Salute di Torino), dalla dottoressa Simona Cardaropoli e dal dottor Alessandro Rolfo, in cui per la prima volta è stata analizzata in modo approfondito la letteratura scientifica internazionale riguardante l’eventuale associazione tra questo batterio e le patologie della gravidanza. 
Per la prima volta è stata presa in considerazione non solo la possibile associazione tra l’infezione da Helicobacter pylori ed i disturbi gastrici, come l’iperemesi gravidica (grave forma di nausea e vomito che si manifesta nelle prime settimane di gravidanza), ma anche l’associazione con altre importanti patologie della gravidanza che non coinvolgono direttamente l’apparato gastroenterico. Infatti è ormai noto che l’infezione da Helicobacter pylori non è solo alla base di gastrite ed ulcera, ma è spesso associato a patologie non gastriche di vario tipo come le patologie cardiovascolari, le malattie autoimmuni, il diabete, ecc. Nel caso della correlazione tra l'infezione da H. pylori e disturbi legati alla gravidanza gli studi si sono concentrati principalmente sull’anemia da carenza di ferro, le malformazioni fetali, l’aborto spontaneo, la pre-eclampsia e la restrizione della crescita fetale. 


L'infezione da H. pylori può avere un ruolo nella patogenesi dei succitati disordini della gravidanza attraverso diversi meccanismi. Ad esempio, questo batterio è in grado di sottrarre micronutrienti come ferro e vitamina B12, e la carenza di tali elementi può essere alla base dell’anemia sideropenica materna e di difetti del tubo neurale del feto, come la spina bifida. L’infezione da Helicobacter causa una risposta infiammatoria e stress ossidativo sia a livello locale, con conseguenti disturbi gastrointestinali, sia a livello sistemico come nel caso della pre-eclampsia. E’ stato inoltre dimostrato che gli anticorpi specifici anti-H. pylori sono in grado di cross-reagire con antigeni localizzati nel tessuto placentare e sulle cellule endoteliali. Il conseguente dannocellulare può essere alla base dell’aborto spontaneo, della pre-eclampsia e della restrizione di crescita fetale, due gravi patologie della gravidanza attualmente non suscettibili di trattamento.
Dal momento che l'infezione da H. pylori è probabilmente acquisita prima della gravidanza, si ritiene che i cambiamenti ormonali ed immunologici che si verificano durante la gravidanza possono attivare l'infezione latente da H. pylori e questo può avere un impatto non solo sulla salute della madre, ma anche sul suo bambino.
E’ interessante notare che la trasmissione dell’H. pylori dalla madre al bambino non sembra verificarsi durante la gravidanza o il parto. Inoltre è stato dimostrato che gli anticorpi specifici contro questo microrganismo sono trasferiti al feto/neonato sia attraverso la placenta sia tramite il latte materno. Questo potrebbe essere un aspetto positivo di difesadel neonato, tuttavia non è chiaro se gli anticorpi materni sono in grado di proteggere i bambini contro la colonizzazione dell’H. pylori.
Tuttora il gruppo del Sant'Anna è impegnato a studiare in modo più approfondito queste associazioni ed a valutare la possibile correlazione tra l'infezione da H. pylori ed altre malattie legate alla gravidanza di eziologia sconosciuta, come il diabete mellito gestazionale, la colestasi gestazionale ed il parto pretermine spontaneo. Dal momento che l'infezione da H. pylori è curabile, la dimostrazione del suo ruolo causale nei disturbi legati alla gravidanza può avere importanti implicazioni socio-economiche. È probabile che la diagnosi pre-gravidanza e l’eradicazione preventiva dell'H. pylori riducano l'incidenza di alcune di queste complicazioni. La progettazione di un vaccino efficace sarà ancor più utile al fine di evitare problemi di farmaco-resistenza e reinfezione.

Fonte: ItaliaSalute.

«Mamma, sarò felice». Il video dei ragazzi Down che commuove la Rete

In occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down, che si festeggia in tutto il mondo il 21 marzo, CoorDown ha riunito da tutta Europa bambini e ragazzi affetti dalla sindrome e ha realizzato con loro un video tenero e coraggioso per parlare di diversità e diritti. Il risultato è commovente!

Mamma sarò felice

Non saranno mai autonomi, non potranno studiare e lavorare. Non saranno mai in grado di avere relazioni affettive e sessuali e la loro aspettativa di vita è piuttosto limitata. Non hanno consapevolezza della propria disabilità, sono sempre felici e contenti, presentano caratteri molto simili. Niente di più falso. Gli stereotipi sulle persone affette da sindrome di Down sono molto diffusi, ma lontanissimi dalla realtà.

A smontare i luoghi comuni e a difendere il diritto ad essere felici arriva proprio dall'Italia l'emozionante video realizzato da CoorDown, il Coordinamento Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down, nell'ambito della campagna internazionale #DearFutureMom. 500mila visite su YouTube in un solo weekend, e tantissimo coraggio.

«Mamma, tranquilla. Anch'io posso essere felice». Uno ad uno sfilano sorrisi e sguardi, piccoli e grandi, che mostrano con grande semplicità che possono fare tutto. O quasi. A volte con semplicità, altre volte con difficoltà che sembreranno insormontabili.

Anche loro potranno apprendere e formarsi. Potranno svolgere lavori diversi, anche complessi, e saranno in grado di risolvere problemi nuovi con creatività e mantenere il proprio posto al di là di ogni precedente aspettativa, come dimostrano le più recenti statistiche. Vivranno abbastanza a lungo (grazie al progresso della medicina, l’80% di loro raggiunge i 55 anni e il 10% i 70), ricercheranno – e saranno in grado di avere – rapporti alternativi a quelli esclusivi con mamma e papà, provando fantasie, anche sessuali, esattamente come i loro coetanei. Una vita appagante e felice, insomma.

L'idea della campagna nasce da una lettera scritta da una mamma preoccupata, in attesa di un bimbo con sindrome di Down. «Che tipo di vita potrà avere mio figlio?» si chiedeva. A risponderle ci hanno pensato bambini, adolescenti e adulti da tutta Europa. Vero è che la felicità di un genitore passa attraverso quella del proprio figlio, ma il benessere di un figlio con sindrome di Down dipende anche dall'inclusione nella società e dalla possibilità effettiva di esercitare i propri diritti, come avere una scuola di qualità, il giusto numero di ore di sostegno, tutti gli interventi riabilitativi necessari e l'opportunità di trovare un lavoro.

La Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down si festeggia il 21 marzo. Non a caso: la malattia, detta anche Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più, tre invece di due, nella coppia cromosomica n.21. Da qui la scelta del 21-3.

Inutile dire che a guardare il video ci si commuove, moltissimo. Soprattutto quando un ragazzo dice alla sua mamma: «Lavorerò e guadagnerò, così potrò portarti fuori a cena».

Operato al cuore nell'utero

Si tratta del primo intervento del genere in Italia.

Feto

Cardiochirurgia prenatale all'avanguardia all'Ospedale Papa Giovanni XXIII. Per la prima volta in Italia, è stato inserito uno stent in un feto senza incisioni nell'addome della madre né nell'utero. L’équipe medica ha usato una cannula per intervenire su un feto affetto da ipoplasia del cuore sinistro, una malformazione che comporta il mancato sviluppo della metà sinistra dell’organo. Il piccolo sarebbe morto - Un quadro simile permette la sopravvivenza in utero, ma non alla nascita. Nicola Strobelt, ginecologo responsabile dell’Unità di Medicina materno-fetale, spiega: "Dopo aver praticato l’anestesia generale sul feto, abbiamo inserito una cannula nell’addome materno e nella membrana uterina, pungendo il torace del feto, trapassando il polmone e l’atrio cardiaco sinistro, forando il setto interatriale".

Una volta posizionato correttamente l’ago, Matteo Ciuffreda ha inserito all’interno della cannula una minuscola guida e su di essa un catetere provvisto di stent, che è stato gonfiato e rilasciato in sede cardiaca per mantenere aperto il foro praticato con la settostomia. Il medico Ciuffreda ha illustrato: "Il controllo ecografico immediato ha confermato il corretto posizionamento dello stent e il ripristino del passaggio di sangue dai polmoni al cuore, obiettivo dell’intervento. Questo consente di prevenire in utero la compromissione irreversibile della funzione polmonare e di non andar incontro a morte certa alla nascita".

Risonanza al cuore

I rischi sono alti - Luigi Frigerio, direttore del Dipartimento materno infantile, ha precisato: “I rischi delle procedure intrauterine sono alti e le rendono necessarie in pochi casi selezionati, per i quali i benefici superino i rischi. Occorre avere la certezza che il nostro intervento cambi la storia della malattia, e così è stato in questo caso ”.

Il cuore stampato in 3D salva un bimbo di 14 mesi

Il modello è costato solo 600 dollari e 20 ore di lavoro

Un cuore tridimensionale, realizzato con una stampante 3D, ha aiutato un chirurgo di Louisville, nel Kentucky, a salvare la vita di Roland, un bambino di 14 mesi. Roland era nato con una probabile tetralogia di Fallot, una combinazione di quattro malformazioni congenite che comprendevano una trasposizione dei grossi vasi e un buco tra i ventricoli, per i quali rischiava un ritardo nella crescita e un elevato rischio di non sopravvivere. Per questo il chirurgo Erle Austin ha chiesto un parere a tre colleghi inviando le immagini delle Tac con l'obiettivo di capire quale fosse il miglior modo di operare il cuore del piccolo, figlio di una coppia di immigrati arrivata negli Usa tre anni prima.''Mentre pianificavo l'intervento - racconta Erle Austin, il capo del team chirurgico - ho mostrato le immagini del cuore ad altri tre colleghi, ottenendo però opinioni contrastanti sul da farsi''. Così Austin si è rivolto al Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Louisville chiedendo di tradurre le immagini bidimensionali della Tac in un modello 3D. Gli ingegneri si sono messi al lavoro e hanno sviluppato un software per convertire i risultati della Tomografia in istruzioni per una stampante 3D che costa circa 2.500 euro. 

 

Teletrasportano oggetti - La tecnologia delle stampanti 3D sta esplodendo, ma molti sono gli utilizzi ancora sperimentali o semplicemente ludici: stampe di tomaie per realizzare scarpe su misura. A fare scalpore anche il primo caso di utilizzo di una stampante 3D per realizzare un prototipo di pistola funzionante. Casi diversi dall'utilizzo in medicina sperimentato a Louisville. Sono servite 20 ore di lavorazione e circa 600 dollari di materiali per realizzare il cuore 3D. La stampante usa dei polimeri speciali, delle plastiche flessibili chiamate non a caso “Ninja Flex” che si assemblano in strati e hanno  permesso di realizzare il modello del cuore del piccolo Roland con le strutture e i difetti in una dimensione doppia rispetto all'originale. Grazie a questo modello, il cardiochirurgo pediatrico è riuscito a individuare un modo alternativo di praticare un collegamento tra aorta e ventricolo in modo da permettere una circolazione sanguigna normale, in grado di ossigenare i tessuti del bambino colpito da cianosi. L'intervento è stato eseguito il 10 febbraio ed è il primo caso di cuore stampato in 3D che permette di pianificare un intervento, garantendo un minor numero di incisioni e un tempo più rapido di recupero per il paziente.

Occhio al paracetamolo in gravidanza

Possibili disturbi dell’attenzione nel bebè

Attenzione all’uso eccessivo di paracetamolo in gravidanza. Quello che finora era considerato un farmaco «innocuo» anche nei nove mesi di attesa viene ora messo sotto accusa da un ampio studio che ha coinvolto diverse università in tutto il mondo, in particolare quella di Aarhus, in Danimarca, e quella della California a Los Angeles.  Per la prima volta l’uso del paracetamolo da parte delle future mamme è risultato legato a un forte incremento dei rischi che il bambino sviluppi disturbi dell’attenzione e iperattività. Ma sono gli stessi autori dell’indagine a invitare alla cautela nello stabilire relazioni di causa-effetto. I numeri emersi dallo studio - pubblicata sulla rivista americana Jama Pediatrics - sono tuttavia forti. Soprattutto perché i farmaci che contengono paracetamolo sono numerosi, molto diffusi e finora considerati sicuri per le donne incinte.

I NUMERI - I bimbi nati da mamme che hanno preso paracetamolo hanno evidenziato probabilità di avere diagnosi di sindrome dell’attenzione con iperattività elevata (ADHD) più alte del 37% rispetto alla media degli altri bambini. Non solo: il 29% dei piccoli le cui mamme avevano assunto il farmaco hanno mostrato più probabilità di essere sotto cura farmacologica per il disturbo. Gli studiosi dell’università di Aarhus, in collaborazione con l’epidemiologo Beate Ritz dell’Università della California, hanno seguito 64mila bambini danesi nati tra il 1996 e il 2002, tramite questionari ai genitori, l’albo delle diagnosi dell’ADHD e il numero di ricette scritte per il disordine dell’attenzione. Il 56% delle future mamme avevano usato paracetamolo in gravidanza.

CAUSA-EFFETTO - «Non abbiamo provato una relazione di causa-effetto tra il farmaco e l’ADHD - ha detto Ritz -, ma questa ricerca ci ricorda che tutto quanto viene assunto in gravidanza va attentamente considerato». Secondo gli esperti americani, sarebbe prematuro cambiare le linee-guida per le donne in gravidanza, perché occorrono nuovi approfondimenti. Un ultimo dato emerso dallo studio: le probabilità che un bimbo manifesti ADHD in forma talmente seria da richiedere cure farmacologiche sono risultate più alte del 63% quando le future mamme hanno assunto paracetamolo negli ultimi due trimestri della gravidanza.

«ASSUMERLO SOLO SE NECESSARIO» - Secondo Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia, Laboratorio per la Salute Materno Infantile,  dell’Istituto «Mario Negri» di Milano, «lo studio è interessante, anche se soffre di alcuni limiti metodologici. Per esempio, le informazioni sono raccolte attraverso interviste fatte alle mamme e non prendono in considerazione la dose di farmaco assunta.  Il rischio più consistente si osserva nelle donne con un’assunzione prolungata (20 o più settimane), che è rara e potrebbe essere indice della presenza di patologie. L’assunzione frequente di farmaci antidolorifici - prosegue Clavenna - può essere indice di una situazione di ansia/depressione non riconosciuta. I ricercatori non hanno, inoltre, valutato l’assunzione di altri farmaci oltre al paracetamolo, per cui non è possibile escludere che l’aumento del rischio di ADHD sia associato ad altri fattori. Dal momento che altri studi hanno segnalato un possibile effetto dell’assunzione prolungata di paracetamolo sullo sviluppo neurocognitivo, è importante assumere questo farmaco solo se necessario, per non più di cinque giorni (salvo diversa indicazione del medico curante) e attenendosi alle dosi riportate sul foglietto illustrativo».

Fonte: Corriere della Sera.

L'uomo che ha sconfitto 70 tumori

Farmaco sperimentale cancella il cancro da un uomo di 47 anni

Ian Brooks soffriva di una rara e aggressiva forma di cancro, tanto che i medici gli avevano prospettato poche settimane di vita. 70 tumori avevano invaso il suo organismo e i medici erano ormai quasi rassegnati al peggio. Ma il signor Brooks è ancora vivo e appare ora completamente sano. La cosa ha dell'incredibile, dato che il suo corpo era praticamente ricoperto di tumori originati da un linfoma non-Hodgkin. Ciò che ha determinato la guarigione completa è un farmaco sperimentale denominato Brentuximab Vedotin, un anticorpo monoclonale che contiene un chemioterapico diretto solo verso le cellule malate, risparmiando così i tessuti normali. Il paziente era affetto da una rara forma di non-Hodgkin, il linfoma anaplastico a grandi cellule. Il Brentuximab Vedotin fa parte di una nuova classe di farmaci che intercettano una proteina specifica delle cellule cancerose. Una volta ...

Una volta agganciata, rilasciano il medicinale che uccide le cellule corrotte. Il farmaco viene utilizzato come ultima opzione terapeutica dal momento che ad esso è associato un certo rischio di effetti collaterali anche pesanti come una rara infezione cerebrale. Ian Brooks ha scoperto di essere malato nel 2001 e ha risposto in maniera positiva a un primo trattamento, ma nel 2008 il tumore si è ripresentato. Si è sottoposto a un trapianto di midollo osseo, ma ancora una volta il cancro è tornato e ha aggredito l'organismo in maniera ancora più violenta. A questo punto ha accettato di far parte di un trial clinico di sperimentazione del nuovo farmaco. I primi miglioramenti si sono visti già 24 ore dopo la prima assunzione del farmaco. Dopo sole 12 settimane di trattamento, le lastre mostravano l'eliminazione dei 70 tumori sparsi per il corpo.