Bimbi allergici, a scuola una reazione grave su tre

MILANO - Il 5 per cento dei bambini italiani soffre di un’allergia alimentare, la principale causa di reazioni allergiche gravi fino all’anafilassi. L’8 per cento ha la rinite allergica, uno su dieci l’asma: tanti, tantissimi piccoli, che spesso vanno incontro a reazioni allergiche o crisi gravi non in un pronto soccorso, ma nelle aule scolastiche, dove infatti si verifica una reazione grave su tre. In classe però quasi mai si sa o si può intervenire. Come risolvere il problema?

DOCUMENTO – Per i primi mesi dell’anno è in pubblicazione su Allergy un documento sul tema, stilato dagli esperti dell’European Academy of Allergology and Clinical Immunology. Il documento vuole porre alcuni punti fermi, per provare a dare indicazioni che poi possano essere condivise e messe in atto nei diversi Paesi europei: per ora solo Svezia e Francia hanno normative nazionali specifiche al riguardo. Per prima cosa, il documento informa che spesso e volentieri la prima manifestazione di un’allergia alimentare avviene proprio a scuola; in generale, inoltre, il 20 per cento di tutte le reazioni allergiche ai cibi si verifica in classe. Tenendo conto di tutte le manifestazioni allergiche, proprio la scuola è teatro del 30 per cento di tutte le reazioni gravi. Eppure la maggioranza degli istituti non è preparata ad affrontare l’emergenza: «In due terzi dei casi a scuola non è disponibile un piano di emergenza per la gestione delle reazioni allergiche gravi e il personale spesso non risulta neppure consapevole dei possibili rischi», osserva Antonella Muraro, che presiede la Sezione di Pediatria dell’EAACI e la task force europea sulla gestione delle allergie a scuola. La Muraro, responsabile del Centro di Riferimento Regionale per lo Studio e la Cura delle Allergie e delle Intolleranze alimentari del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Padova, ha da poco organizzato un convegno, a Padova, per trattare il tema del bambino allergico a scuola e provare a trovare soluzioni per la gestione delle emergenze nel nostro Paese.

LEGISLAZIONE – «Gli insegnanti sono responsabili dei bambini quando si trovano a scuola, eppure in Italia c’è un vuoto legislativo che non spiega chi e come si può occupare di un bimbo in caso di emergenza sanitaria – dice Muraro –. Occorre una legislazione adeguata in merito, che permetta all’insegnante di intervenire mentre si aspettano soccorsi specializzati. Naturalmente non ci deve essere spazio per interpretazioni mediche da parte di chi medico non è: al personale scolastico dobbiamo insegnare come riconoscere i sintomi e che cosa fare in pochi, semplici e inequivocabili passaggi». La valutazione di un caso clinico non spetta infatti a chi non è medico, che può e deve solo intervenire per scongiurare il peggio in caso di reazioni allergiche gravi.

FORMAZIONE – Il problema è la formazione degli insegnanti: in Italia le esperienze sono ancora scarse. «Si occupano di formazione del personale scolastico la città di Torino e la provincia di Brescia, dove sono stati siglati protocolli speciali d’intesa fra ASL e ospedali – informa Muraro –. Poi c’è il Veneto, che si è dotato di una legge regionale già nel 2004 per gli interventi su allergie e intolleranze alimentari. Dal 2006 il Centro Allergie Alimentari ha iniziato corsi di preparazione alla gestione dell’allergia alimentare e delle varie emergenze allergiche, con l’obiettivo di garantire ai bimbi allergici e alle loro famiglie un’esperienza scolastica sicura e un ambiente educativo comprensivo ed accogliente. Il bisogno di informazione tra l’altro è molto sentito dagli insegnanti: nel 2009 ben 2000 dirigenti scolastici, docenti e operatori delle scuole venete hanno partecipato ai nostri corsi, pagando di tasca propria le spese per raggiungerci e assistere alle lezioni. Significa che poi, nella realtà di tutti i giorni, la gestione delle emergenze allergiche è un problema che davvero gli insegnanti sentono, perché si trovano ad affrontarlo meno raramente di quanto si creda». L’esigenza di informazione da parte del personale della scuola è aumentata dopo la pubblicazione delle Raccomandazioni Ministeriali del 2005, in cui si auspicava la possibilità di ottimizzare la gestione di alcune patologie con un opportuna collaborazione tra le istituzioni. Di fatto però manca ancora una normativa nazionale: «Spero che i corsi di formazione, se si estenderanno sempre più, possano essere una sorta di “grimaldello” per far sì che venga approvata una normativa che finalmente consenta l’intervento degli insegnanti in caso di reazioni allergiche gravi a scuola: se il personale scolastico è preparato ad affrontare le emergenze, permettergli di agire è più logico e fattibile», conclude Muraro. Per ulteriori informazioni si possono consultare anche i siti dell’Associazione Italiana Allergie Alimentari e di Io e Asma, che collaborano attivamente alla formazione del personale scolastico.

Fonte: Corriere della Sera.

 

Altri articoli

Lascia un commento

Devi essere autenticato per inviare un commento.