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	<description>Notizie utili per mamme, papà e bambini.</description>
	<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 07:52:33 +0000</pubDate>
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		<title>Il pranzo perfetto per i bambini</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 07:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[MILANO - Una bella tavola apparecchiata, piatti buoni e preparati con amore, una chiacchierata fra genitori e figli. Che ci crediate o no, un pranzo in famiglia come questo è un toccasana per i bambini: previene l&#8217;obesità, i disturbi alimentari ed è una vera e propria terapia per i piccoli che soffrono di asma. Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO - Una bella tavola apparecchiata, piatti buoni e preparati con amore, una chiacchierata fra genitori e figli. Che ci crediate o no, un pranzo in famiglia come questo è un toccasana per i bambini: previene l&#8217;obesità, i disturbi alimentari ed è una vera e propria terapia per i piccoli che soffrono di asma. Lo ha appena dimostrato uno studio dell&#8217;università dell&#8217;Illinois, secondo cui i bimbi asmatici che pranzano coi genitori controllano meglio i sintomi e hanno una miglior funzionalità respiratoria. A patto però che il pasto preveda precisi «ingredienti», semplici come l&#8217;ABC, indicati dalla psicologa statunitense Barbara Fiese. C&#8217;è la A di «azione», ovvero spegnere cellulari, televisione, computer e tutto ciò che può distrarre dal cibo. Poi c&#8217;è la B di behavior control, ovvero controllo del comportamento, perché è importante che i bimbi sperimentino a tavola la rassicurante ripetitività delle regole: mangiare alla stessa ora, sedere allo stesso posto. Vedere gesti consueti è tranquillizzante, soprattutto per i piccoli con qualche problema di salute che sono più ansiosi della media, Infine, c&#8217;è la C di &#8220;conversazione&#8221;, l&#8217;ingrediente più importante per un pranzo davvero benefico.</p>
<p>Il grafico - Pranzo: un tempo prezioso </p>
<p>BIMBI ASMATICI - La psicologa Fiese ha stilato la «ricetta» per il pranzo ideale dopo aver registrato i pasti di 200 famiglie con bimbi asmatici dai 5 ai 12 anni: poiché l&#8217;asma è una malattia cronica, che comporta disagi e molto stress, è un ottimo «terreno« per capire da che cosa dipendano gli effetti positivi dei pasti in famiglia. Un po&#8217; a sorpresa, c&#8217;entra poco il cibo in tavola: conta molto di più come si spende il tempo a disposizione per il pasto. «Calcolando che un pasto a casa dura in media 18 minuti, abbiamo visto che il &#8220;modello ideale&#8221; prevede un paio di minuti dedicati all&#8217;eliminare ciò che potrebbe distrarre e spiegare ai bimbi perché lo si fa - spiega Barbara Fiese -. Altri quattro minuti si passano a ribadire piccole norme di comportamento che non vanno imposte, ma spiegate, per creare una rassicurante routine; il resto del tempo va speso in una conversazione costruttiva, che faccia sentire ai figli di essere importanti, sostenuti da mamma e papà nei loro piccoli e grandi problemi. Nelle famiglie che più si avvicinano a questo &#8220;modello&#8221; i bimbi sono risultati più sereni e in grado di gestire meglio i sintomi dell&#8217;asma». «Un&#8217;interazione familiare positiva, infatti, - spiega l&#8217;esperta - riduce l&#8217;ansia e rende i bambini più sicuri di sé; un meccanismo che può certamente contribuire a rendere il pasto in famiglia &#8220;salutare&#8221; e protettivo anche nei confronti di problemi come l&#8217;abuso di sostanze o i disturbi alimentari».</p>
<p>REGOLE A TAVOLA - «Se un bimbo è lasciato a se stesso si sente inevitabilmente &#8220;perso&#8221;: i piccoli hanno bisogno di modelli, perché solo così riescono a strutturare meglio il loro carattere e a gestire la loro autonomia, anche nei confronti di eventuali problemi di salute. È questo il senso delle regole a tavola - conferma Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione dell&#8217;Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica -. La convivialità, dal canto suo, è ormai considerata il primo e più importante gradino della piramide alimentare: conversare e condividere con le persone care il cibo è un passo essenziale per mangiare sano, oltre che per coltivare i propri affetti». «Proprio in famiglia - prosegue Fatati - si trasmette la cultura alimentare: i bimbi sono molto &#8220;permeabili&#8221; a ciò che apprendono a casa, amano stare a tavola con gli adulti e se imparano da piccoli le buone abitudini non le dimenticano più». Non a caso il pranzo con genitori o nonni previene l&#8217;obesità, come ha appena dimostrato una ricerca della Dietetitians Association of Australia. «Chi a tavola non si distrae con la tv, ma conversa con gli altri, mastica più lentamente, si concentra sul cibo, capisce che cosa sta mangiando e non si abbuffa» spiega Fatati. La maggior parte dei bambini però a mezzogiorno mangia a scuola: un&#8217;occasione persa? «Va bene anche il pasto con i coetanei, a patto però che i genitori riescano a fare almeno un pasto coi figli, magari la colazione, occasione fondamentale per un avvio positivo della giornata» conclude il nutrizionista.</p>
<p> <span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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		<title>Trovate 163 sostanze tossiche nel corpo delle donne incinte</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 15:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[L'Attesa]]></category>

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		<description><![CDATA[MILANO - Pentole, cibi industriali, prodotti per l&#8217;igiene e di bellezza: un&#8217;indagine su questi, e altri, oggetti di uso comune ha permesso a un gruppo di ricercatori della University of California di individuare 163 sostanze chimiche, molte delle quali attualmente vietate perché tossiche, nel corpo di 268 donne incinte, esaminate tra il 2003 e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO - Pentole, cibi industriali, prodotti per l&#8217;igiene e di bellezza: un&#8217;indagine su questi, e altri, oggetti di uso comune ha permesso a un gruppo di ricercatori della University of California di individuare 163 sostanze chimiche, molte delle quali attualmente vietate perché tossiche, nel corpo di 268 donne incinte, esaminate tra il 2003 e il 2004. Lo studio (basato su dati del National Health and Nutrition Examination Survey) è stato pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives.</p>
<p>LE SOSTANZE NOCIVE - I ricercatori hanno individuato i bifenili policlorurati (PCB), presenti - prima di essere vietati in molti Paesi - nelle vernici, lacche e materiali sigillanti; pesticidi come il Ddt (vietato negli Stati Uniti dal 1972 e in Italia dal &#8216;78); composti perfluorinati (PFC) presenti nel teflon che riveste le padelle antiaderenti; ftalati usati per la plastica; idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che derivano dalle combustioni industriali e dalle auto; perclorato; eteri di difenile polibromurato, usati come ritardanti di fiamma. Il bisfenolo A (BPA) è stato trovato nel 96% delle donne intervistate: si tratta di una sostanza usata nella produzione della plastica e delle lattine per alimenti, risultata pericolosa per il feto. «Molte di queste sostanze chimiche presenti nelle donne in gravidanza hanno le stesse concentrazioni che, in altri studi, sono state associate a effetti negativi nei bambini - spiega Tracey Woodruf, primo autore dello studio -. L&#8217;esposizione a più composti chimici può inoltre aumentare il rischio di risultati negativi per la salute e avere un impatto maggiore di esposizione rispetto a una sola sostanza».</p>
<p>VALUTAZIONE DI RISCHIO - Va sottolineato che i ricercatori indicano come la concentrazione di sostanze nocive nelle donne incinte risulti uguale a quella presente in donne non in gravidanza. «Il titolo dello studio fa impressione ma la sostanza non è particolarmente nuova rispetto a quello che già sappiamo e che, appunto, vale per tutti gli esseri umani - commenta la dottoressa Emanuela Testai, tossicologa e dirigente di ricerca dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità -. Nelle donne incinte c&#8217;è in più il rischio che alcune di queste sostanze possano attraversare la placenta e arrivare al feto, ma nello studio non vengono indicati gli eventuali rischi sanitari dei vari composti individuati. L&#8217;indagine può essere utile come punto di partenza, più per altri ricercatori che per i cittadini: considerate le dosi, si può procedere a stilare una valutazione di rischio delle varie sostanze che oggi non abbiamo. L&#8217;unico consiglio concreto che si può dare è quello di evitare l&#8217;esposizione prolungata, ma va detto che per molte di queste molecole l&#8217;esposizione è subdola, non palpabile. Inoltre si tratta in molti casi di sostanze persistenti nel sangue, come il Dde (metabolita del Ddt), che non viene immesso nell&#8217;aria ormai da molto tempo».</p>
<p> <span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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		<title>Quando il 3D fa male ai bambini&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 10:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bambino]]></category>

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		<description><![CDATA[Guardare troppo la tv fa male agli occhi. Una frase ripetuta all&#8217;infinito dai genitori ai figli piccoli. Ora la parte di mamma e papà la fa nientemeno che Nintendo, azienda storica di videogiochi. Che sulla versione giapponese del proprio sito avverte che la nuova console di gioco portatile, il 3DS, non dovrà essere usata nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardare troppo la tv fa male agli occhi. Una frase ripetuta all&#8217;infinito dai genitori ai figli piccoli. Ora la parte di mamma e papà la fa nientemeno che Nintendo, azienda storica di videogiochi. Che sulla versione giapponese del proprio sito avverte che la nuova console di gioco portatile, il 3DS, non dovrà essere usata nella modalità a tre dimensioni da parte dei giocatori sotto i 6 anni. L&#8217;avvertimento in realtà si estende a tutto il 3D ed è ancora più serio se si considera che viene da un&#8217;azienda che il 26 febbraio (in Giappone, a marzo nel resto del mondo) lancerà la nuova macchina da gioco che permette una visione stereoscopica senza bisogno di utilizzare gli occhialini.</p>
<p>Come spiega il comunicato rilasciato dalla compagnia guidata da Satoru Iwata, &#8220;i bambini dai sei anni in giù potranno giocare solo in modalità 2D poiché esporre gli occhi a immagini in 3D per un lungo periodo può avere effetti negativi sulla vista&#8221;. La nuova console è dotata di una levetta che permette di decidere la profondità delle immagini fino ad arrivare all&#8217;azzeramento completo dell&#8217;effetto tridimensionale dello schermo. Secondo gli esperti giapponesi la vista dei più piccoli è ancora in fase di sviluppo, dunque le modalità con cui lavora il 3D - fornendo immagini differenti ai due occhi - &#8220;ha potenziali impatti negativi sullo sviluppo degli occhi dei bambini&#8221;.</p>
<p>Se da Nintendo suggeriscono l&#8217;uso della console in modalità 2D per i più giovani (con la possiblità di usare un &#8220;parent lock&#8221; per le tre dimensioni) - e invitano comunque tutti a non abusare della console, consigliando di fare una pausa ogni mezz&#8217;ora di gioco -, l&#8217;avvertimento che viene da Kyoto è che tutto il 3D può fare male agli occhi. Non solo quello senza occhiali. E, come detto, se l&#8217;allarme arriva dal produttore stesso di un device per il 3D, a meno di particolari volontà autolesionistiche da parte di Nintendo, la cosa fa una particolare impressione.</p>
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		<title>Italia all’avanguardia e meta dei «viaggi della speranza»</title>
		<link>http://www.babyconfort.it/blog/?p=223</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 15:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[MILANO – «Diciamolo, per una volta, senza falsa modestia e senza timore di esagerare: le terapie per i piccoli malati di tumore in Italia sono al top». Si espone Giorgio Dini, presidente dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (Aieop), che aggiunge: «Sono ormai finiti i tempi dei “viaggi della speranza” fuori dall’Italia per curare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MILANO –</strong> «Diciamolo, per una volta, senza falsa modestia e senza timore di esagerare: le terapie per i piccoli malati di tumore in Italia sono al top». Si espone Giorgio Dini, presidente dell’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (<a rel="nofollow" href="http://www.aieop.org/index.php" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #003366;">Aieop</span></span></a>), che aggiunge: «Sono ormai finiti i tempi dei “viaggi della speranza” fuori dall’Italia per curare i bambini. Anzi, ora si assiste al fenomeno opposto e sono i nostri ospedali ad ospitare pazienti che vengono dall’estero». A sostegno delle sue dichiarazioni ci sono i numeri. Ogni anno nel nostro Paese si registrano in tutto circa 1.300 nuovi casi di tumori pediatrici: il 75 per cento dei piccoli può essere curato con successo e condurre una vita assolutamente normale da adulto. E se, registri ospedalieri alla mano, appaiono finite le migrazioni sanitarie interne alla penisola, il 10 per cento dei ricoverati arriva da oltre confine.</p>
<p><strong>NUOVE MIGRAZIONI –</strong> Il numero delle guarigioni costantemente in crescita lascia ben sperare chi ha la grande sfortuna di imbattersi nel cancro in tenera età. Da un lato, i trattamenti oncologici si moltiplicano, diventano più efficaci, prestano sempre maggiore attenzione alla qualità di vita futura dei bimbi. Dall’altro lo standard terapeutico dei centri italiani è estremamente elevato, senza differenza tra le regioni del Nord e quelle del Sud. «Ci sono 50 strutture di oncoematologia pediatrica sparse sul territorio nazionale – spiega Dini – e sono tutte collegate fra loro, ugualmente preparate. Fra queste, poi, abbiamo individuato i cosiddetti “centri a elevata specialità” per il trattamento di specifiche patologie: per i tumori più rari o i casi più complessi è meglio avere a disposizione un team super-specializzato. Allora può essere necessario spostarsi». Grazie a questa rete sono ormai finite le migrazioni sanitarie dal sud al nord, mentre si assiste a un fenomeno in costante crescita: un paziente su 10 è straniero. Arrivano in particolare dall’Europa dell’Est, dai Paesi Arabi, dal Sudamerica e dal Nord Africa. I problemi organizzativi non sono pochi: dal viaggio agli alloggi, dalle famiglie tenute separate per lunghi periodi alle difficoltà linguistiche, economiche, pratiche. «La collaborazione con i medici curanti del Paese di provenienza è fondamentale per poter avere informazioni dettagliate e selezionare accuratamente i pazienti – precisa Dini -. E poi diventa essenziale il ruolo del mediatore culturale».</p>
<p><strong>SERVE L’ASSISTENZA DOMICILIARE –</strong> Se le terapie disponibili in Italia sono ai massimi livelli qualitativi, resta da migliorare la qualità di vita durante e dopo le cure. L’<a href="http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/10_febbraio_14/tumori-infantili-manca-assistenza-domiciliare_e026c4a2-19a6-11df-b019-00144f02aabe.shtml"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #003366;">assistenza domiciliare</span></span></a>, ad esempio, è un prezioso strumento introdotto nel corso degli ultimi anni in alcuni centri (grazie alla collaborazione tra sanità pubblica e associazioni dei genitori) che dovrebbe essere disponibile in tutte le strutture di ematologia e oncologia pediatrica. I bambini, è ovvio, preferirebbero essere curati a casa, frequentando (nel limite del possibile) la scuola e gli amici, senza essere allontanati dagli affetti e dalla loro quotidianità. Una soluzione che taglierebbe i costi anche per il Servizio sanitario nazionale. Su questo fronte, però, resta moltissimo da fare: mancano le case-accoglienza, i mini-appartamenti, medici e strutture sul territorio per la de-ospedalizzazione. E quello che c’è è in gran parte merito delle associazioni di volontariato.</p>
<p><strong>SARANNO ADULTI SANI –</strong> Secondo i calcoli Aieop oggi una persona su 450 al di sotto dei 35 anni è si è lasciata alle spalle un tumore sviluppato in età pediatrica. Gli ex-malati da adulti possono con maggiore facilità sviluppare problemi endocrini legati alla chemioterapia, avere difficoltà fisiche e psicologiche. Nella maggior parte dei casi, però, i ragazzi guariti affrontano la vita con un’energia fuori del comune, sono persone più motivate, con maggiori capacità di comunicare e di adattamento ai disagi della vita. Dei bambini che oggi ricevono una diagnosi di cancro, otto su dieci guariranno. Esami e visite previsti dai medici negli anni a seguire sono necessari, ma è importante – ricordano gli specialisti – pronunciare la parola magica «guariti». <a href="http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/09_settembre_01/bambini_dopo_tumore_adulti_super_2467aa32-96c1-11de-864c-00144f02aabc.shtml"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #003366;">I bambini, insomma, superato l’iter terapeutico vanno tenuti sotto controllo</span></span></a> (e sostenuti psicologicamente, se serve), ma devono crescere come ragazzi e adulti sani, liberandosi dell’etichetta di «malati per sempre».</p>
<p><strong>LA CAUSA È NEL PATRIMONIO GENETICO – </strong>Purtroppo i casi oncologici in età pediatrica sono in crescita: i dati dei Registri Tumori nostrani confermano un aumento che viene stimato, per gli ultimi dieci anni, in poco più dell’1 per cento annuo. La leucemia è la forma di cancro più frequente, ma i bambini possono essere colpiti anche da tumori del sistema nervoso centrale, dai linfomi, dal neuroblastoma e altre forme più rare. «Per il 90 per cento dei tumori non esiste una causa definita, ma forse una parte di questi casi potrà essere spiegata in futuro dall’interazione tra corredo genetico del singolo e fattori ambientali come cibo, aria, farmaci» spiega Giuseppe Basso, Presidente della Fondazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica. E a proposito delle onde elettromagnetiche emesse da Radio Vaticana, accusate dell’alta incidenza di tumori infantili tra gli abitanti della zona vicina ai ripetitori, Andrea Pession, responsabile della Clinica Pediatrica di Bologna dice: «I tumori nel bambino sono la conseguenza di una serie di mutazioni del patrimonio genetico che vanno accumulandosi nel tempo, iniziano prima della nascita e poi si aggravano. Per ora, sulle onde elettromagnetiche non esiste un dato scientificamente accertato: Aieop ha recentemente presentato i risultati dello studio Settil che ha esaminato per circa 10 anni migliaia di casi. Sono state investigate tutte le cause di carattere ambientale e il legame non è stato confermato».</p>
<p> <span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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		<title>Musicoterapia rivolta a bambini con disabilità, autismo e psicosi</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 14:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[AREZZO - Il fiume Arno inizia da qui il suo cammino, dal Monte Falterona fino alla prima valle del Casentino, dalla montagna con i suoi boschi fitti alle colline che guardano verso le vallate intorno ad Arezzo. In questo luogo, che conserva tracce antichissime di storia e spiritualità, Wolgfang Fasser vive da circa vent’anni. Fasser [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AREZZO - Il fiume Arno inizia da qui il suo cammino, dal Monte Falterona fino alla prima valle del Casentino, dalla montagna con i suoi boschi fitti alle colline che guardano verso le vallate intorno ad Arezzo. In questo luogo, che conserva tracce antichissime di storia e spiritualità, Wolgfang Fasser vive da circa vent’anni. Fasser è nato in Svizzera, nella cittadina di Glaros; a ventidue anni perde la vista a causa della retinite pigmentosa, ma è già un affermato fisioterapista e docente in una scuola di specializzazione a Zurigo. Si ritrova per la prima volta in Italia per un viaggio di studio e un incontro con un anziano disabile, in uno dei tanti borghi arroccati sulla vallata del Casentino, lo convince a restare. A Wolgfang bastano pochi mesi per organizzare la sua nuova vita: l’eremo di Romena, di cui è custode, diventa la sua casa e a pochi chilometri di distanza, nel borgo di Poppi, fonda il centro di musicoterapia «Il Trillo», per bambini e adulti disabili.</p>
<p>«IL TRILLO» - «Dal 1999, anno di fondazione del centro – racconta Wolgfang - abbiamo seguito circa sessanta bambini con disabilità motorie e sensoriali, ma anche con autismo, psicosi e disturbi gravi del comportamento. Attualmente sono quindici i bambini e venti gli adulti che frequentano il nostro centro e che una volta alla settimana imparano a entrare in contatto con se stessi e con il mondo attraverso la musica e la danza». Fasser ha un’idea molto personale di musicoterapia, lontana dalla metodologia tradizionale e affinata dalla sua stessa disabilità: per lui, che non vede, l’ascolto, il linguaggio del corpo, le percezioni tattili e acustiche rappresentano strumenti formidabili che gli consentono di entrare subito in contatto con i ragazzi. I suoni, ma anche il silenzio, i gesti e il movimento armonico annullano le disabilità e fanno emergere «sensi sommersi», capacità di ascolto, in poche parole, «l’incontro con l’altro». « Il mio handicap e il suo superamento da parte mia nonché l’handicap del paziente sono fattori caratterizzanti il processo terapico, sia in forma diretta che indiretta, tematizzata oppure soltanto vissuta – spiega Fasser - La persona che si avvicina a me si lascia condurre in un mondo fatto da un’altra cultura percettiva. La mia stessa fragilità in determinati momenti è spesso rassicurante per le persone disabili e le aiuta a non sentirsi inferiori. Il vedere o il non-vedere non sembrano avere un significato primario. I bambini, sebbene sappiano che io non vedo, talvolta reagiscono come se vedessi. In effetti i miei occhi sono aperti, vivaci e sembrano osservare. Quest’apertura è proprio ciò che mi serve per entrare in contatto, un aiuto a superare in modo creativo e funzionale le loro stesse difficoltà».</p>
<p>I PAESAGGI SONORI - Il pianoforte, il gong, le percussioni, il flauto, la musica classica sono gli strumenti utilizzati da Fasser durante la musicoterapia. Ma a queste tecniche se ne aggiunge un’altra, di cui Wolgfang è stato il pioniere: i paesaggi sonori, ovvero l’ascolto dei suoni, ma anche dei silenzi, della natura. Fasser conosce ormai palmo a palmo i boschi del Casentino; con il suo cane guida e il suo bastone esplora da anni vallate e foreste, registra tutto ciò che si muove nella natura, dal vento alla pioggia, dai versi degli animali al silenzio ovattato del bosco di notte, dal lento risveglio dell’alba ai suoni diversi che accompagnano i passaggi delle stagioni. «L’ascolto dei paesaggi sonori ha un impatto davvero importante nei bambini, in particolare nei pazienti con autismo e nei piccoli iperattivi – racconta Fasser – entrare in contatto con la natura li aiuta a riprendere contatto con se stessi, migliora il loro equilibrio psico- sensoriale, regala tranquillità e senso di quiete. È come se si spalancasse una porta verso una dimensione altra che aiuta a superare i limiti della disabilità, recuperando potenzialità, risorse, fiducia». Altrettanto importante è l’ascolto della musica, non solo quella classica (Mozart in particolare): i canti della tradizione ebraica, le melodie kletzmer, hanno, secondo Fasser, un potenziale terapeutico enorme. «La musica kletzmer è un compendio di emozioni contrastanti; in ogni canto ebraico si percepisce la gioia e la malinconia insieme, il dolore e la speranza, è un incontro che produce armonia, è come lo specchio della nostra anima». Una passione musicale, questa, che Wolgfang, accompagnato dal suo sassofono soprano, coltiva da anni e che porta in giro per l’Italia e l’Europa con il suo gruppo «Shalom Kletzmer», nato nel 2009 come quartetto.</p>
<p>IL VOLONTARIATO IN AFRICA - Dal 1981 Wolgfang Fasser trascorre due mesi all’anno in Lesotho, piccolo stato del Sudafrica. Qui, ospite di una comunità religiosa, svolge da volontario la sua attività di fisioterapista per bambini e adulti con disabilità, ma non solo. In questi anni ha formato molti giovani operatori del posto che adesso lavorano negli ospedali e nelle strutture di riabilitazione che sono sorte sul territorio. «Lavorare in Lesotho, uno degli stati più poveri del continente, con un’alta incidenza di disabilità legata all’Aids, alla tubercolosi e alle malattie croniche, è una sfida ma anche un contrappunto – conclude Fasser – in questi luoghi non si vive di belle parole, bisogna tirar fuori tutte le risorse umane disponibili, sostenere ed educare i giovani, accompagnarli verso la cultura della vita e della speranza. In Africa sperimento ancora di più la capacità dell’ascolto, difficile da affinare perché coperta dai rumori sordi della sofferenza e della povertà».</p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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		<item>
		<title>Feste in arrivo e i pericoli dei giocattoli.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 08:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[La Sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[MILANO - È iniziata la &#8220;stagione dei balocchi&#8221;: secondo le diverse tradizioni locali si rinnovano le occasioni — dalla ricorrenza dei defunti a Santa Lucia, da Natale alla Befana — di regalare giocattoli ai bambini. Si sa che negli acquisti è importante controllare che i giocattoli rispettino i criteri di sicurezza (dal punto di vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MILANO</strong> - È iniziata la &#8220;stagione dei balocchi&#8221;: secondo le diverse tradizioni locali si rinnovano le occasioni — dalla ricorrenza dei defunti a Santa Lucia, da Natale alla Befana — di regalare giocattoli ai bambini. Si sa che negli acquisti è importante controllare che i giocattoli rispettino i criteri di sicurezza (dal punto di vista chimico, meccanico e fisico) previsti dalle normative europee e che siano certificati dal marchio &#8220;CE&#8221;. Anche se — avvertono gli esperti — un gioco &#8220;fuori legge&#8221; potrebbe esibire un altrettanto fasullo marchio CE: buona regola, perciò, è acquistare giocattoli di produttori affidabili, ispirandosi al criterio &#8220;meglio un giocattolo in meno, purché sicuro&#8221;. Particolare attenzione va riservata ai sempre più diffusi giocattoli &#8220;a pile&#8221;: quelle &#8220;a bottone&#8221; possono rappresentare una pericolosa attrazione per i bambini piccoli e un gravissimo pericolo in caso di ingestione. Secondo un recente articolo pubblicato sulla rivista Pediatrics, infatti, l&#8217;ingestione di una pila al litio (tra le più usate nei giocattoli per le ottime prestazioni tecniche) porta alla morte nel 92% dei casi. Negli ultimi anni sono stati 13 i bimbi (ultimo caso in Italia la scorsa estate) vittime di questo incidente.</p>
<p><strong>I RISCHI -</strong> Che cosa determina questa estrema pericolosità? «L&#8217;alto rischio nell&#8217;ingestione delle pile a bottone, specie quelle al litio da 20 mm, ad esempio quelle riconoscibili dal codice stampato CR2032, — spiega Pasquale Di Pietro, direttore del Dipartimento di emergenza dell&#8217;Ospedale pediatrico Gaslini di Genova — non è rappresentato dal soffocamento, ma dalle sostanze che queste liberano nell&#8217;intestino e nello stomaco: possono causare un danno tissutale severo anche in tempi brevi, a seconda della potenza e della carica delle pila, con complicanze molto gravi (quali la perforazione dell&#8217;esofago), perfino fatali. Per di più, i sintomi precoci che il bambino presenta dopo l’ingestione di una pila al litio sono aspecifici e il sintomo del vomito emorragico (che per altro può essere espressione di molteplici cause, sicuramente più frequenti) può essere presente tardivamente, in una condizione che potrebbe essere già irreversibile». «È importantissimo, quindi, — aggiunge l’esperto — che in caso di comparsa improvvisa nel bambino di sintomi quali ipersalivazione, difficoltà nel deglutire, rifiuto ad alimentarsi, accessi di tosse, difficoltà respiratoria, i genitori, anche se avessero solo il sospetto di ingestione di una pila, lo riferiscano urgentemente al pronto soccorso, per mettere in condizioni i medici di effettuare tempestivamente gli accertamenti utili (gastroscopia, raggi X) e intervenire di conseguenza». L’ingegnere Matteo Longoni, responsabile tecnico dell&#8217;Istituto italiano sicurezza giocattoli, comunque, rassicura: «I giocattoli certificati &#8220;CE&#8221; soddisfano una precisa normativa europea, secondo la quale l&#8217;accesso alle pile di un giocattolo elettrico destinato a bambini di età inferiore a 3 anni deve essere possibile solo utilizzando un utensile (in pratica il vano pile è chiuso con una vite o con un fermo sbloccabile con una monetina) o effettuando contemporaneamente due operazioni con le mani (ad esempio, ruotare e tirare una levetta)». Ma al di là del rispetto delle norme, non a caso, alcune grandi aziende italiane produttrici di giocattoli si stanno orientando, proprio per motivi di sicurezza, su modelli alimentati da pile &#8220;stilo&#8221;, che si prestano molto meno ad essere involontariamente ingerite.</p>
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		<title>Mp3: fra 10 anni trentenni con l&#8217;apparecchio acustico.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 10:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[MILANO - I lettori Mp3 rovinano l’udito dei ragazzi. Il grido d’allarme arriva da uno studio, condotto dal Brigham and Women’s Hospital di Boston e pubblicato sul Journal of the American Medical Association, che ha evidenziato come la diffusione di tali dispositivi musicali abbia ridotto l&#8217;udito degli adolescenti in modo estremamente significativo negli ultimi anni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO - I lettori Mp3 rovinano l’udito dei ragazzi. Il grido d’allarme arriva da uno studio, condotto dal Brigham and Women’s Hospital di Boston e pubblicato sul Journal of the American Medical Association, che ha evidenziato come la diffusione di tali dispositivi musicali abbia ridotto l&#8217;udito degli adolescenti in modo estremamente significativo negli ultimi anni. Sebbene i risultati si riferiscano a un campione di giovani americani di età compresa fra i 12 e i 19 anni e in un arco di tempo che va dal 2005 al 2006, il dato ha comunque valore generale, perché ascoltare la musica attraverso le cuffiette o tramite amplificatori musicali e a volume spesso eccessivamente alto è comune alla maggioranza dei ragazzi. </p>
<p>LO STUDIO - La ricerca ha preso l&#8217;avvio da una precedente indagine che aveva analizzato i problemi di udito negli adolescenti fra il 1988 e il 1994: all’epoca, circa il 15% del campione testato aveva ammesso deficienze uditive di vario tipo, mentre ora la percentuale è salita a 19,5, con un aumento del 30%. Va detto che molti dei problemi descritti nello studio attuale sono stati definiti “leggeri”, ma il numero di casi di perdita d’udito media o grave è stato il 77% superiore alla ricerca precedente. Altro dato significativo riguarda le differenze fra i sessi, con le femmine meno colpite dei maschi, e quelle di ceto sociale, con i più poveri a rischiare di più. «La perdita dell’udito negli adolescenti, sebbene comune, non è ancora ben compresa – ha spiegato il dottor Josef Shargorodsky, che ha condotto lo studio, al londinese Daily Mail – e può avere implicazioni sociali ed educative. Alcuni fattori di rischio, come la forte esposizione ai suoni, possono essere di particolare rilevanza per gli adolescenti, anche se saranno necessarie ulteriori ricerche per stabilire le ragioni di questo aumento percentuale, che serviranno poi ad identificare i potenziali fattori di rischio nella prevenzione della perdita di udito». Un sondaggio condotto dalla Commissione Europea ha rilevato come oltre il 90% dei giovani usi lettori Mp3 per parecchie ore al giorno e al massimo volume, anche se gli esperti raccomandano la regola del 60/60: ovvero, non più di 60 minuti alla volta e al 60% del volume. Non seguire tale indicazioni e continuare a usare le cuffiette in modo sbagliato potrebbe costringere più del 10% dei trentenni a utilizzare un apparecchio acustico entro un decennio, ha avvertito la Commissione Europea. Basterà questo a convincere i nostri ragazzi ad abbassare l’audio? </p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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		<title>Bavaglini per bambini tossici, maxi sequestro merce cinese</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 12:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[La Sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA - Capi d&#8217;abbigliamento «prodotti mediante l&#8217;impiego di sostanze tossiche per la salute umana, nonchè cancerogene (cromo esavalente) in concentrazione notevolmente superiori ai limiti consentiti dalla normativa vigente e per cui inoltre si è omesso di segnalarne la presenza e l&#8217;esatto quantitativo utilizzato nella produzione». È la motivazione per la quale il gip del tribunale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA - Capi d&#8217;abbigliamento «prodotti mediante l&#8217;impiego di sostanze tossiche per la salute umana, nonchè cancerogene (cromo esavalente) in concentrazione notevolmente superiori ai limiti consentiti dalla normativa vigente e per cui inoltre si è omesso di segnalarne la presenza e l&#8217;esatto quantitativo utilizzato nella produzione». È la motivazione per la quale il gip del tribunale di Tivoli Pier Luigi Balestrieri ha disposto il sequestro preventivo di della merce di produzione cinese per evitare che venga commercializzata. Nove i cittadini cinesi, 6 uomini e 3 donne tra i 52 e i 37 anni, indagati nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta della Procura di Tivoli tutti provenienti dalla provincia di Zhejang e denominata «Master China». </p>
<p>GLI ODORI NAUSEABONDI - La merce contraffatta made in China, partiva da un magazzino di oltre 6mila mq in via Consolini a Tivoli Terme e veniva probabilmente venduta nei mercati ambulanti di tutta Italia. Il magazzino aveva subito un sequestro preventivo lo scorso aprile. Nell’esaminare la merce la municipale aveva notato che molti prodotti, come i bavaglini e le tute per i neonati, emanavano un odore forte e nauseabondo, probabilmente dovuto al tipo di coloranti impiegati. Nei mesi successivi è stato infatti accertato che per la realizzazione erano stati utilizzati materiali tossici, tra i quali cromo esavalente, sostanza cancerogena, in concentrazioni notevolmente superiori ai limiti consentiti. Le indagini della municipale continuano per scoprire dove l’abbigliamento veniva venduto.</p>
<p>IL MAGAZZINO E IL TIR - Ad eseguire il sequestro del grande quantitativo di merce, tra cui abbigliamento da uomo, donna, bambino, scarpe e altro sono stati una quarantina di agenti della polizia municipale dell&#8217;VIII Gruppo di Roma diretti dal comandante Antonio Di Maggio. Durante le operazioni (ancora in corso, alle quali è presente anche il delegato del Sindaco di Roma alla Sicurezza Giorgio Ciardi) è stato sequestrato un Tir che trasporta scarpe contraffatte proveniente dalla Spagna. Al grande magazzino al quale saranno messi i sigilli, gli agenti della polizia municipale sono arrivati dopo aver scoperto, in alcuni negozi del quartiere Esquilino di Roma, capi d&#8217;abbigliamento che già a prima vista apparivano non conforme alle norme comunitarie, «potenzialmente pericoloso per la salute» e privo di etichette con l&#8217;indicazione delle materie prime usate per la produzione. In quell&#8217;occasione era scattato già un primo sequestro probatorio disposto dal sostituto procuratore della Dda di Roma Carlo La Speranza. Da lì l&#8217;avvio delle indagini degli agenti diretti da Di Maggio con perquisizioni estese a tutto l&#8217;hinterland romano. </p>
<p>LE SOCIETA&#8217;COLLEGATE - Il magazzino a Tivoli Terme, suddiviso in 12 unità operative adibite a magazzini era utilizzato per lo stoccaggio della merce da diverse aziende - società Dream, società Citre srl, ditta Byk, società Chic srl e ditta Chen - che poi le commercializzavano nei diversi negozi della capitale. Le indagini proseguono per individuare eventuale altra merce pericolosa ed impedire che venga commercializzata sul mercato nazionale in considerazione del loro potenziale cancerogeno.</p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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		<title>Il cordone ombelicale forse si taglia troppo presto.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 07:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bambino]]></category>

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		<description><![CDATA[MILANO – Il cordone ombelicale, metafora del legame profondo tra madre e figlio, è fondamentale nella vita intra-uterina, ma anche in quegli istanti delicati e preziosi successivi alla nascita ha un ruolo cruciale. E non bisognerebbe avere troppa urgenza di spezzarlo. 
BASTANO POCHI SECONDI - Un ritardo di una manciata di secondi nel separare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO – Il cordone ombelicale, metafora del legame profondo tra madre e figlio, è fondamentale nella vita intra-uterina, ma anche in quegli istanti delicati e preziosi successivi alla nascita ha un ruolo cruciale. E non bisognerebbe avere troppa urgenza di spezzarlo. </p>
<p>BASTANO POCHI SECONDI - Un ritardo di una manciata di secondi nel separare un neonato dalla propria madre potrebbe infatti garantire al piccolo minori possibilità di contrarre malattie. Questo, almeno, sostiene una ricerca della University of South Florida pubblicata sul Journal of Cellular and Molecular Medicine, riferendosi a difficoltà respiratorie, malattie polmonari croniche, emorragie cerebrali, anemia, sepsi e disturbi della vista. Ma che cosa, secondo gli studiosi americani, rende questi ultimi attimi del parto così significativi? Secondo il dottor Paul Sandberg, del Centre of Excellence for Ageing and Brain Repair dell&#8217;ateneo, «il funicolo ombelicale contiene molte cellule staminali (come è dimostrato anche dalla recente prassi di conservarlo) e il loro completo trasferimento al neonato rappresenta la versione &#8220;originale&#8221; del trapianto di staminali». Queste cellule, identiche hanno la caratteristica di generare gli elementi fondamentali del sangue umano (globuli rossi, bianchi e piastrine). </p>
<p>È NATO - Al momento della nascita di un bambino la placenta e il cordone ombelicale iniziano a contrarsi e a spingere il sangue verso il neonato fino a quando il flusso raggiunge un equilibrio e le pulsazioni si interrompono, così come l&#8217;apporto di sangue. È in questi momenti generalmente che il cordone ombelicale viene pinzato con due morsetti appositi e tagliato. Ritardare di soli trenta secondi la resezione basterebbe a ridurre i rischi, per il nuovo venuto, di emorragie intraventricolari, anemia e setticemia, oltre a diminuire la necessità di trasfusioni di sangue. </p>
<p>Il CORDONE OMBELICALE - Il cordone ombelicale è formato da tre vasi, due arterie e una vena, avvolti in un tessuto mucoso. Consente alla madre di inviare al feto sangue ossigenato e ricco di nutrienti. In alcune culture non viene tagliato e in soli tre giorni secca e cade spontaneamente. </p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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		<title>I neonati imparano anche nel sonno</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 15:14:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>BabyBlog_Staff</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

		<category><![CDATA[Il Bambino]]></category>

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		<description><![CDATA[MILANO - Ad appena un giorno o due di vita ha già inizio il processo di apprendimento e il cervello dei piccolissimi si dimostra un lavoratore instancabile, tanto da continuare a elaborare informazioni anche durante il sonno. Lo sostengono i ricercatori dell&#8217;Università della Florida, che hanno testato le reazioni di 26 bimbi appena nati (di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO - Ad appena un giorno o due di vita ha già inizio il processo di apprendimento e il cervello dei piccolissimi si dimostra un lavoratore instancabile, tanto da continuare a elaborare informazioni anche durante il sonno. Lo sostengono i ricercatori dell&#8217;Università della Florida, che hanno testato le reazioni di 26 bimbi appena nati (di uno o due giorni al massimo) nel corso di un riposino, verificando l&#8217;esistenza un&#8217;attività cerebrale significativa anche mentre dormivano. </p>
<p>L&#8217;ESPERIMENTO - Gli studiosi hanno fatto sentire ai piccoli una musica e successivamente hanno soffiato gentilmente sulle loro palpebre chiuse. Quando, dopo venti minuti, gli esperti hanno nuovamente proposto la melodia ai neonati, ben 24 bambini hanno istintivamente strizzato gli occhi al suono delle note musicali: i piccini avevano appreso l&#8217;automatismo anche durante la nanna, anticipando la risposta a un&#8217;esperienza a loro già nota.</p>
<p>NEONATI COME SPUGNE - I lattanti si sono dimostrati vere e proprie spugne di informazioni, rivelando una capacità di apprendimento che va oltre la veglia e che suggerisce più di una riflessione sul funzionamento del cervello fin dai primi giorni di vita. Il fatto che il sonno sia un momento cruciale per metabolizzare le informazioni acquisite da svegli è noto da tempo, ma l&#8217;esistenza di un modello cognitivo incosciente in bambini così piccoli (il cui schema del sonno è chiaramente molto diverso rispetto a quello di bimbi più grandi o di adulti) implica un cervello molto più evoluto di quanto non si pensasse. Secondo la psicologa Dana Byrd i piccolissimi, avvolti tra le braccia di Morfeo, mostrano una forma di comprensione che non è riscontrabile nemmeno tra gli adulti. </p>
<p> DIAGNOSI PRECOCE - Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, è il primo a dimostrare il funzionamento del cervello durante il sonno nei piccolissimi e può avere importanti implicazioni nell&#8217;individuazione precoce di disturbi di apprendimento, quali l&#8217;autismo o la dislessia.</p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Fonte: Corriere della Sera.</span></p>
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